Scrivere SEO non basta

Scrivere rigorosamente in ottica SEO non è sufficiente: il contenuto e la forma contano, anche e soprattutto nel SEO Copywriting

 

Il problema di molti web writer e copywriter frustrati dal proprio lavoro è quello di essere profondamente convinti di scrivere per una macchina: per avere successo, i loro articoli devono essere promossi da Google, e quindi uscire vincenti dai complicatissimi algoritmi di Mountain View attraverso le tecniche sopraffini del SEO copywriting. Ed è proprio per questo motivo che il web si è riempito di contenuti pessimi, resi disumani, noiosi e del tutto superflui dall’imperativo di ripetere incessantemente determinate keywords, inserire link calati dall’alto e forzati, scrivere articoli lunghi senza però aver nulla da dire, dimenticandosi così quello che è veramente l’utente finale del lavoro di un web content: il lettore.

 

Come scrivere bene SEO Copywriting

 

Gli obiettivi di un web writer sono gli stessi di Google

Del resto l’obiettivo di un web writer – o di un blogger, o di chiunque crei contenuti per la rete – è lo stesso che si prefigge Google: restituire agli utenti il miglior risultato possibile. E nelle centinaia di fattori che influenzano il posizionamento di un articolo – è un dato di fatto – figura anche la qualità di scrittura di un articolo, semplicemente perché un testo interessante, utile, corretto e magari appassionato si posiziona molto meglio di un pezzo scadente. Quindi non bisogna pensare solamente alle keyword, ai link in entrata e in uscita, alle description, ai tag e compagnia bella, ma anche alla sintassi, allo stile, al ritmo: anche in rete, dunque, valgono le medesime regole che hanno determinato in buona parte la fortuna o la sfortuna di qualsiasi testo scritto dai Sumeri in poi.

 

SEO copywriting, ovvero scrivere bene

Questo non vuol dire che bisogna ignorare i dettami di Google: significa piuttosto che questi devono venire dopo, solamente dopo un buon esercizio di scrittura. Dimentichiamo invece una volta per tutte il falso imperativo della keyword density, fattore che del resto è già stato ripudiato dalle reali strategie di SEO copywriting. I motori di ricerca ci impongono di inserire l’argomento chiave nel titolo di un articolo? Ebbene, è la stessa cosa che ci diceva la maestra alle elementari quando facevamo i temi in classe: è questione di chiarezza e di buon senso, prima che di search engine optimization.

 

Tempi di permanenza

Per ottenere delle buone posizioni nella serp, un articolo deve essere effettivamente letto dagli utenti: se questi aprono la pagina e fuggono da un contenuto scritto male e noioso, Google interpreterà questi bassi tempi di permanenza per quel che sono, ovvero dei grossi difetti. Ma anche qui, sono in primo luogo le persone, e solo poi Google, a decretare l’inutilità – e quindi il posizionamento basso o bassissimo – di quell’articolo. Se un utente avrà invece apprezzato il contenuto, molto probabilmente ritornerà sulla medesima pagina; ancora meglio, se l’utente è loggato, sarà lo stesso motore di ricerca a restituire i risultati che sono già stati graditi in passato.

 

Fidelizzare gli utenti, prima dei motori di ricerca

Quindi, in conclusione, per migliorare le pagine di un sito web i copywriter devono necessariamente usare tag, description e rich snippet per avvisare Google del proprio sudato lavoro: ma ancor prima del motore di ricerca, bisogna pensare a conquistare e fidelizzare gli utenti, e per fare questo non c’è niente di meglio di un articolo esaustivo e scritto bene.

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