Grassetto è bello. Con moderazione

Anche in un semplice testo web, l’occhio vuole la sua parte, e nemmeno lo spider di Google disprezza una formattazione intelligente: ecco le virtù del grassetto

Oggi ho scoperto che su Whatsapp si può scrivere in grassetto. È un’innovazione che risale allo scorso marzo, per cui sono in ritardo di soli otto mesi. Per uno che fino all’anno scorso si accontentava di scrivere messaggi su un Nokia 3310, non è poi un risultato pessimo. Seppur in differita, questa implementazione mi ha stuzzicato un po’. Perché un’applicazione che conta più di un miliardo di utenti non fa le robe a casaccio: se i testoni che ci stanno dietro hanno deciso di inserire questa modalità di scrittura, insieme al corsivo e al barrato, ciò significa che, a loro dire, gli utenti ne sentivano effettivamente il bisogno.

Il grassetto e la scrittura per il web: per il lettore e per l'ottimizzazione SEO

Il grassetto e la lettura frammentata

Perché nel mondo c’è bisogno dello stile bold? Perché ormai ci siano assuefatti alla lettura sul web, universo virtuale in cui il grassetto ha una valenza peculiare. Se infatti scrivere una parola totalmente in maiuscolo equivale a gridare in faccia al lettore, sul web ingrossare leggermente le lettere con il bold significa sfiorare il gomito del lettore distratto, per sottolineare l’importanza (all’interno del testo, s’intende) di quella singola parola. Tale accorgimento risulta molto utile poiché, in rete, la lettura è tipicamente frammentata: il lettore medio ha fretta, non vuole inseguire arzigogoli narrativi che non conducono da nessuna parte. Esige l’informazione per cui è arrivato in quella pagina, e primo la coglie, più sarà soddisfatto e appagato. Il grassetto lo aiuta in questa corsa ad ostacoli, facendolo saltare da un paragrafo all’altro attraverso un sentiero che il webwriter ha appositamente predisposto.

Un testo meno statico

Certo, per uno che di mestiere scrive per il web, non è bello sentir dire quanto afferma Jakob Nielsen, ovvero che «gli utenti leggono mediamente circa il 20% di un testo». Insomma, su cinque mie parole, quattro sono ‘inutili’: è magari su una in particolare di quelle quattro, ho perfino ponderato parecchio, prima di scriverla. Ma tant’è, tale è l’ingrato lavoro del webwriter. Per questo il grassetto, che in HTML si ottiene con due tag, ovvero b e strong, è davvero importante: stilisticamente, poi, conferisce un po’ di movimento ad una pagina altrimenti statica, che potrebbe annoiare troppo velocemente gli utenti. Anche per quanto riguarda l‘ottimizzazione, però, questa formattazione ha una sua importanza.

SEO e grassetto

I tag per ottenere lo stile bold in HTML, come detto, sono due: b e strong. Ma la differenza tra i due, su un piano di SEO, è bella grossa: se infatti il tag <b> definisce uno stile puramente fisico, modificando solo l’aspetto grafico di un carattere, quello <strong> modifica lo stile logico, in quanto trasmette alla rete un’enfasi semantica che viene rilevata per esempio dai lettori vocali, utilizzati da persone con problemi di accessibilità. Certo, bisogna dire che rispetto ad altri fattori SEO, questi tag influenzano ben poco il responso dello spider di Google e quindi il posizionamento di una pagina. Porvi un minimo di attenzione non costa però davvero nulla, stando sempre ben attenti al sovradosaggio: un testo per metà in grassetto e per metà in corsivo non aiuterà di certo la lettura, al contrario. Perché grassetto è bello, ma con moderazione.

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